Umberto Chionna
Umberto Chionna
Nato il 28/01/1911 a Brindisi
Arrestato a Milano il 17/03/1944
Morto a Gusen il 01/02/1945
Motivo dell'arresto: persecuzione politica
Anno di posa della pietra: 2019
Detenzione: S. Vittore
Deportazione: Mauthausen, Gusen
Trasporto: 38 (partito da Milano il 06/04/1944, arrivato a Mauthausen il 08/04/1944)
Azienda/Fabbrica: Pirelli

Pietra in Via C. Farini, 35
Richiesta da Dorina Chionna
Umberto Chionna, fin da giovanissimo, fu un convinto antifascista. Per quasi vent’anni portò avanti un’opposizione costante e tenace, guidato da un profondo senso di giustizia e da un’avversione istintiva per ogni forma di sopraffazione. Emigrato da Brindisi a Milano, lavorò come operaio e militò attivamente nel movimento comunista. Arrestato a seguito degli scioperi del marzo 1944, venne deportato nel campo di concentramento di Mauthausen.
Grazie al fatto che fu fin da giovanissimo strettamente sorvegliato dalla Polizia vi è su di lui un’ampia documentazione.
“[...] uno dei giovani comunisti più accesi di questo capoluogo. [...] Dimesso dalle carceri, anziché emendarsi ed allontanarsi dai vecchi compagni di fede, ha ripreso a frequentare elementi politicamente sospetti con i quali è stato spesso visto in stretti contatti. [...]”.
Comunicazione del Questore Falcone di Brindisi, 29 maggio 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc. Chionna Umberto.
Grazie al fatto che fu fin da giovanissimo strettamente sorvegliato dalla Polizia vi è su di lui un’ampia documentazione.
“[...] uno dei giovani comunisti più accesi di questo capoluogo. [...] Dimesso dalle carceri, anziché emendarsi ed allontanarsi dai vecchi compagni di fede, ha ripreso a frequentare elementi politicamente sospetti con i quali è stato spesso visto in stretti contatti. [...]”.
Comunicazione del Questore Falcone di Brindisi, 29 maggio 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc. Chionna Umberto.

Manifesto di propaganda della Repubblica Sociale e della Germania nazista per disincentivare i lavoratori italiani al sabotaggio nelle aziende. Immagine tratta da https://fondazioneisec.it/attivita/mostre/marzo-1944-sciopero/dalla-caduta-del-regime-all-occupazione-nazista [Consultata il 15 novembre 2025]
L’adesione al Partito Comunista e la condanna del Tribunale speciale per la difesa dello Stato
I coniugi Chionna, Giacinto e Addolorata Composeo, vivevano a Brindisi con i sei figli. La famiglia possedeva una falegnameria situata nel centro storico della città, all’interno dello stesso edificio in cui risiedeva. Sin da piccolo Umberto, come i fratelli maggiori, venne avviato alla professione di falegname. Fu proprio nel contesto famigliare che iniziò a maturare in lui una sensibilità verso la giustizia sociale e un’attenzione crescente alle condizioni dei lavoratori. Dalla documentazione della Prefettura di Brindisi si evince che il padre era “ritenuto di sentimenti sovversivi” e il fratello Tommaso, sei anni più grande di Umberto, risultava iscritto al circolo giovanile comunista fondato da Giuseppe Prampolini ritenuto il pioniere del socialismo brindisino[1]. Umberto era nato il 28 gennaio 1911; a quindici anni aderì, insieme ad alcuni amici, al Partito Comunista fondando a Brindisi, nel luglio del 1926, una cellula segreta giovanile. Nella notte tra il 29 e il 30 ottobre dello stesso anno la polizia effettuò sedici arresti; tra loro, c’era anche Umberto Chionna. Deferito al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato[2], venne condannato nel settembre 1927[3] a tre anni di detenzione per “cospirazione contro i poteri dello Stato”[4]; pena che scontò nel carcere di Pesaro con l’amico Vincenzo Battista[5].
Il 1° novembre 1929 fu liberato per fine pena e il 14 fece ritorno a Brindisi dove fu sottoposto a diffida dal Prefetto a mantenere una buona condotta[6]. Da allora in poi Chionna venne strettamente sorvegliato[7]. Nelle comunicazioni delle autorità si legge che riprese i contatti con i compagni con i quali veniva spesso avvistato, ricominciando a frequentare gli ambienti legati a noti militanti comunisti della zona[8].
La condanna al confino a Lipari
Il 18 aprile 1931, un corteo di giovani comunisti, tra cui Umberto, prese parte ai funerali dell’operaio edile Mauro Ferruccio, morto sul lavoro. Durante la cerimonia Chionna sorreggeva una corona funebre con al centro un mazzo di garofani rossi e un nastro con la scritta: «I compagni alla cara vittima del lavoro»[9]. Dalle autorità tale gesto fu interpretato come una provocazione e il 5 maggio la polizia arrestò Chionna, l’amico Vincenzo Battista e diversi altri militanti, accusandoli di associazione e propaganda sovversiva[10]. Nel rapporto del 29 maggio 1931, il questore di Brindisi descriveva Chionna come: “[...] uno dei giovani comunisti più accesi di questo capoluogo. [...] Dimesso dalle carceri, anziché emendarsi ed allontanarsi dai vecchi compagni di fede, ha ripreso a frequentare elementi politicamente sospetti con i quali è stato spesso visto in stretti contatti. [...] È giovane, scaltro, dotato di una discreta intelligenza e gode di ascendente fra i suoi coetanei; per questo va considerato elemento pericoloso per l’ordine nazionale dello Stato. Lo propongo pertanto alla E.V. per l’assegnazione al confino di polizia”[11]. La proposta fu accolta e, il 2 giugno 1931, Chionna fu condannato a tre anni di confino in quanto “elemento pericoloso per l’ordine nazionale dello Stato”[12]. Umberto presentò un’istanza di revisione al Presidente della Commissione Superiore per il Confino di Polizia: “[...] senza accusatori diretti e affidabili, vengo oggi condannato sulla base di ‘voce pubblica’, senza alcun responsabile che possa sostenere l’infondata accusa. Si condanna un innocente a tre anni di confino, mentre io grido ai miei sindaci di ieri e al Capo del Governo: sono innocente! Avete condannato un innocente, che invoca la giustizia divina contro falsi delatori e calunniatori, venduti come Giuda per trenta denari. Eccellenza, ribadisco: sono innocente. Solo lei può restituirmi alla mia famiglia e al mio lavoro, che è tutto ciò a cui mi dedico”[13]. Le suppliche non furono però accolte.
Umberto Chionna giunse a Lipari a fine luglio 1931[14]. In più di un’occasione, venne sottoposto a punizioni che lo privarono parzialmente o totalmente del sussidio economico giornaliero che veniva accordato ai confinati[15]. In assenza di tale sostegno il mantenimento ricadeva interamente sulla famiglia: sia Chionna che i genitori fecero ricorso spiegando di non avere le risorse economiche per far fronte alle spese. Una fitta corrispondenza tra le autorità e i genitori evidenzia le difficoltà della famiglia. Scriveva il padre nell’agosto del 1931: “Il sottoscritto è il padre del confinato politico […] questo sventurato ragazzo che conta ancora venti anni non percepisce l'assegno giornaliero di Lire cinque per cui è costretto a mendicare un tozzo di pane tra i confinati e tra gli estranei. [...] Si rivolge a V.E. perché richiami l'attenzione della Questura di Brindisi ad assumere migliori e più precise informazioni sullo stato economico della famiglia del confinato disponendo, che ovemai si accerti lo stato deplorevole e miserevole nel quale essa vive, ritorni a riferire benevolmente a pro di questo ragazzo facendogli riottenere il sussidio che lo Stato elargisce a suo vantaggio”[16].
Il servizio di leva e la costante vigilanza
Il 1° novembre 1932 Umberto venne liberato grazie al condono concesso da Mussolini per il decennale della marcia su Roma. Rientrato a Brindisi dovette presentarsi alla Capitaneria di porto per adempiere agli obblighi di leva. Venne inizialmente destinato al Comando Deposito C.R.E.M. a Venezia per poi essere trasferito al Comando R. Marina di Gaeta. Fu costantemente sorvegliato: le Prefetture di Brindisi, Venezia e Roma si scambiavano rapporti trimestrali sul suo comportamento e la sua corrispondenza privata venne regolarmente controllata per prevenire possibili attività di “propaganda sovversiva”[17].
Milano e il lavoro alla Pirelli negli anni della guerra
Terminato il servizio militare, nel settembre del 1934, Chionna raggiunse a Milano i fratelli Salvatore e Tommaso. Il 9 ottobre 1936 Umberto sposò a Brindisi Jolanda Taurisano, casalinga; il giorno successivo la coppia si trasferì definitivamente nel capoluogo lombardo, dove nel 1938 nacque la primogenita Dorina. Dopo essere stato licenziato dalla ditta Gondrand il 29 aprile 1940, Chionna trovò un nuovo impiego presso lo stabilimento Pirelli alla Bicocca di Milano[18], la seconda industria dell’area per dimensioni[19].
Dopo l’8 settembre 1943 lo stabilimento della Pirelli passò sotto il controllo delle autorità militari tedesche, le quali imposero la propria ingerenza sia sulla produzione sia sull’organizzazione interna dello stabilimento. All’interno dello stabilimento prese forma una rete di collaborazione con la Resistenza cui furono forniti automezzi, pneumatici, viveri, oltre che in un sostegno economico che avrebbe raggiunto la somma di 60 milioni di lire[20]. Vi era poi il boicottaggio della produzione per tutto ciò che era legato all’industria bellica. Umberto, che alla Pirelli partecipava attivamente all'azione di opposizione, nell'ottobre 1943 aveva aderito alla cellula comunista poi inglobata nella 107° Brigata Garibaldi SAP[21]. Una grande ondata di scioperi, partita da Torino e diffusasi nelle regioni dell’Italia settentrionale, si svolse nei primi giorni di marzo del 1944.
L’arresto e la deportazione a Mauthausen
Chionna, come molti altri operai che avevano preso parte agli scioperi, trascorreva poco tempo in casa per timore di essere arrestato. Tuttavia, nella notte tra il 16 e 17 marzo 1944 Umberto si trovava in casa, non si sa se perché considerasse il pericolo dell’arresto ormai scansato o perché si stava avvicinando il secondo parto della moglie. Prelevato dalla propria abitazione, venne condotto a San Vittore e poi trasferito nella Caserma Umberto I di Bergamo.
La deportazione
La stessa notte dell'arrivo a Bergamo, i prigionieri vennero deportati con il convoglio numero 34, uno “Streikertransport” - convoglio degli scioperanti - partito da Bergamo il 5 aprile e diretto al campo di concentramento di Mauthausen. Umberto venne registrato come falegname e gli fu assegnata la matricola 61606[22].
Aldo Marostica, deportato con lo stesso convoglio di Chionna, in una testimonianza del dopoguerra ricordò un avvenimento accaduto a Umberto poco dopo l’arrivo a Mauthausen: “Al mattino c’è stato un episodio che mi ha impressionato molto: le SS hanno aizzato un cane contro Chionna Umberto, della Pirelli. Era successo che un kapò, un 500 e rotti[23], piccoletto, tracagnotto si è avvicinato a uno di noi e gli ha mollato dei violenti ceffoni, forse perché non era bene in fila o chissà cosa. Quando Chionna ha visto questa prepotenza, gli si è avventato contro gli ha mollato un pugno e l’ha fatto cadere per terra. Questo, dopo un attimo di panico e di sorpresa, si è messo a urlare come un pazzo, sono arrivate le SS con i cani che hanno azzannato Chionna alle gambe, a più riprese. E noi non potevamo fare niente”[24].
L’aggressione subita gli causò gravi ferite; Chionna il 10 aprile, due giorni dopo l’arrivo, entrò nel sanatorio dove rimase fino al 16 maggio quando venne trasferito al sottocampo di Gusen, di nuovo, nel sanatorio[25]. Morì il 23 aprile 1945 pochi giorni prima della liberazione del campo, avvenuta il 5 maggio 1945.
Maria Grazia Villaggio
Archivi consultati:
- Archivio ANED, Sesto San Giovanni
- Archivio Centrale dello Stato, Roma
- Archivio di Stato, Bari
- Istituto Storico della Resistenza di Torino
Note:
[1] Scheda biografica di Umberto Chionna della Prefettura di Brindisi, 9 luglio 1931, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[2] Comunicazione della Prefettura di Brindisi, 14 giugno 1928, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[3] Sentenza n. 34 del Tribunale speciale per la difesa dello Stato del 16 settembre 1927 con la quale Umberto Chionna venne condannato a tre anni di detenzione. Ministero della Difesa. Stato Maggiore dell'Esercito. Ufficio Storico, Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Decisioni emesse nel 1927, Roma, 1980, pp. 448-450.
[4] Comunicazione della Prefettura di Brindisi, 14 giugno 1928, ACS, CPC, b. 1308, Chionna Umberto.
[5] Comunicazione della Prefettura di Brindisi, 14 giugno 1928, ACS, CPC, b. 1308, Umberto Chionna. Durante il periodo di detenzione, la famiglia inviò istanza per ottenere la grazia per il periodo che a Chionna restava ancora da scontare. Il 1° febbraio 1929 il Ministero dell’Interno, in una nota di risposta al Tribunale Speciale, si espresse con parere negativo, rigettando, quindi, la richiesta: “[...] si comunica che questo Ministero, conformemente ai pareri espressi dalle Autorità competenti, è d’aviso contrario all'accoglimento della domanda di grazia a favore dell’individuo in oggetto segnato”. Comunicazione del Tribunale Speciale dello Stato al Casellario Politico Centrale di Roma, 19 gennaio 1929, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[6] Comunicazione della Prefettura di Brindisi, 27 novembre 1929, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto” e Comunicazione al CPC, 5 marzo 1931, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[7] Comunicazione del Prefetto Perez di Brindisi al Casellario Politico Centrale, 27 novembre 1929, ACS, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[8] Comunicazione della Prefettura di Brindisi, 9 luglio 1931, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[9] Comunicazione del Questore Falcone di Brindisi al Prefetto di Brindisi e al Presidente della Commissione Provinciale, 29 maggio 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
[10] Verbale di arresto di Umberto Chionna, 5 maggio 1931, ASBr, Questura, II-III vers., Schedario politico, b. 483, fasc, 4.
[11] Comunicazione del Questore Falcone di Brindisi, 29 maggio 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
[12] Delibera di assegnazione al confino per Umberto Chionna, 2 giugno 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
[13] Lettera di Umberto Chionna per chiedere la revisione del provvedimento di confino, 9 giugno 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
[14] Comunicazione della Prefettura di Messina sulla traduzione di Chionna a Lipari, 4 agosto 1931, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[15] Comunicazione della Prefettura di Brindisi, 28 agosto 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”. Comunicazione della Prefettura di Messina, 27 febbraio 1932, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
[16] Esposto di Giacinto Chionna al Ministero degli Interni, 13 agosto 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
[17] Comunicazione del Prefetto di Brindisi, 24 novembre 1932, ASBr, Questura (II-III vers.), Schedario politico, b. 483, fasc.4.
[18]Comunicazione della Prefettura di Messina, 27 febbraio 1932, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
[19] G. Valota, Streikertransport. La deportazione politica nell'area industriale di Sesto San Giovanni 1943-1945, Guerini e Associati, Milano, 2007, p. 42.
[20] In primo piano il Paese e il suo Risorgimento”. Pirelli e la lotta di Liberazione, 1943-1945”, 12 gennaio 2023. https://www.fondazionepirelli.org/it/iniziative/storie-dal-mondo-pirelli/in-primo-piano-il-paese-e-il-suo-risorgimento-pirelli-e-la-lotta-di-liberazione-1943-1945/ [consultato il 30 settembre 2025].
[21] Schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza, scheda di Chionna Umberto - Partigiani d’Italia - reperibile al seguente link https://partigianiditalia.cultura.gov.it/ [consultato il 2 settembre 2025].
[22] Arrival lists of KL Mauthausen, 1.1.26.1 / 1319217/ ITS Digital Archive, Arolsen Archives.
[23] L’espressione “un 500 e rotti” indica che, all’interno dei campi di concentramento, le persone non venivano più identificate con il proprio nome e cognome ma tramite una matricola. Questo numero permetteva di risalire, almeno approssimativamente, al periodo in cui un individuo era stato internato in un determinato lager.
[24] Ogni dieci gradini un kapò, un SS e giù botte - Testimonianza di Aldo Marostica in G. Valota, Streikertransport: la deportazione politica nell'area industriale di Sesto San Giovanni 1943-1945, Guerini e Associati, Milano, 2007, pp. 193-194.
[25] Personal Files (male) - Concentration Camp Mauthausen, 1.1.26.3 / 1392570, Arolsen Digital Archives.
Documenti
Copertina e prima pagina del fascicolo del Casellario Politico Centrale contenente i dati anagrafici di Umberto Chionna, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
Scheda biografica redatta dalla Prefettura di Brindisi nella quale si forniscono informazioni sulla famiglia e la condotta politica e penale di Umberto Chionna, 9 luglio 1931, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
La Prefettura di Brindisi comunica che Umberto Chionna, già rilasciato dalle carceri di Pesaro, dopo “un primo breve periodo di buona condotta”, ha ripreso i contatti con i compagni di fede comunista, 10 luglio 1931, ACS, MI, AGR, DGPS, CPC, b. 1308: “Chionna Umberto”.
La Prefettura di Messina comunica che Umberto Chionna, confinato a Lipari, è stato punito con dieci giorni di riduzione del sussidio giornaliero, 27 febbraio 1932, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.
Lettera del padre di Umberto Chionna indirizzata al Ministero dell’interno con lo scopo di far riottenere al figlio Umberto il sussidio giornaliero, 13 agosto 1931, ACS, DGPS, Ufficio confino di polizia, fascicoli personali, b. 247, fasc.: “Chionna Umberto”.


