Famiglia Böhm Luzzatto
Pietra in via Edmondo De Amicis 45, Milano
Richiesta da Manuela Perugia
Pietra in via Edmondo De Amicis 45, Milano
Richiesta da Manuela Perugia
In sintesi
Michelangelo Böhm e Margherita Luzzatto erano una coppia ormai anziana al momento dell’emanazione delle leggi razziali. Per Michelangelo una vita di dedizione al lavoro e un’importante carriera di ingegnere furono spezzate dalle leggi razziali. Dopo il fallito tentativo di fuga in Svizzera, i coniugi vennero arrestati, ma furono poi deportati in momenti diversi. Entrambi morirono ad Auschwitz lo stesso giorno del loro arrivo nel campo.
“Il sottoscritto in relazione al D.L.per la Difesa della razza pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 1938-XVII fa istanza per la discriminazione prevista dallo stesso D.L.
Si onora di allegare pertanto le note seguenti assieme alla riproduzione fotografica bollata ed autenticata di n. 21 documenti. Si dichiara a disposizione dell’On. Commissione per eventuali schiarimenti”
Istanza di discriminazione presentata da Michelangelo Böhm, 6 dicembre 1938, ACS, MI, Demorazza (1938-1943), b. 31, fasc. 2791 Böhm Michelangelo.
“Il sottoscritto in relazione al D.L.per la Difesa della razza pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 1938-XVII fa istanza per la discriminazione prevista dallo stesso D.L.
Si onora di allegare pertanto le note seguenti assieme alla riproduzione fotografica bollata ed autenticata di n. 21 documenti. Si dichiara a disposizione dell’On. Commissione per eventuali schiarimenti”
Istanza di discriminazione presentata da Michelangelo Böhm, 6 dicembre 1938, ACS, MI, Demorazza (1938-1943), b. 31, fasc. 2791 Böhm Michelangelo.

Margherita Luzzatto con Michelangelo Böhm nella casa di Maggio in Valsassina, con loro la figlia Adele e la nipote Lia, presumibilmente all’inizio degli anni ‘40. Archivio famiglia Terracini
La famiglia Böhm-Luzzatto
Michelangelo Böhm e Margherita Luzzatto si sposarono il 25 agosto del 1901 a Vicenza, città dove Margherita era nata nel 1878. Sono poche le notizie che abbiamo di lei: figlia unica e orfana di padre, era una grande lettrice e aveva rifiutato vari pretendenti quando le fu presentato Michelangelo[1]. Michelangelo era nato a Treviso nel 1867, città nella quale suo padre Benedetto, di origine italiana, si era trasferito pochi anni prima dalla natia Budapest, allora parte dell’impero austro ungarico, in cerca di fortuna: egli intendeva importare in Italia scarpe fatte a macchina, una novità in un paese dove le scarpe venivano prodotto soltanto a mano. Un percorso di integrazione nella patria italiana che passò anche dall’adesione alle lotte risorgimentali: “il padre [di Michelangelo] fu volontario nella Guardia nazionale a Treviso non appena avvenuta l’annessione del Veneto alla Madre Patria”[2].
Michelangelo, dopo aver studiato presso l’Istituto tecnico di Treviso, si iscrisse alla facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano. Gli affari del padre però andavano sempre peggio e dopo un paio d’anni Michelangelo non potè più contare sul mantenimento da parte della famiglia; si ingegnò così, grazie alla stenografia appresa a scuola, a fare le dispense delle lezioni del Politecnico e a rivenderle ai compagni di studio[3]. Laureatosi a 22 anni Michelangelo diresse subito il suo interesse verso il settore della chimica, occupandosi infatti, per oltre cinquant’anni, dello studio dei gas e del loro utilizzo, ma anche di elettricità e di combustibili, diventando, nei suoi campi di competenza uno dei maggiori esperti d’Italia riconosciuto e stimato anche all’estero. Lo spiccato interesse per il settore dei combustibili, gas e carburanti, testimoniano come l’allora giovane Ingegnere Böhm, già al passaggio fra i due secoli, avesse ben chiara l’importanza e l’assoluta centralità che tali elementi avrebbero rivestito tanto nell'economia degli stati, quanto nella vita quotidiana dei cittadini. Appena laureato venne assunto dalla società milanese del gas presso la quale fece carriera occupandosi anche delle costituende aziende del gas di varie città, da Monza a Livorno, da Palermo a Torino. Dopo il matrimonio Margherita lo seguì in questi spostamenti fino al trasferimento definitivo a Milano nel 1905. I Böhm ebbero tre figli: Arrigo nato nel 1903, Adele nel 1907 e Corrado nel 1923. A Milano Michelangelo assunse la carica di Direttore dell’Officina del Gas di Porta Lodovica, l’unica presente in città. Mantenne tale incarico fino al 1911 quando intraprese la libera professione. Allo scoppio della grande guerra presentò domanda di arruolamento volontario. L’istanza venne respinta a causa dell’età, 48 anni, ma Böhm trovò modo di dare il suo contributo allo “sforzo bellico”, conducendo una campagna sia sulle riviste scientifiche che sul Corriere della Sera affinché le aziende del gas delle grandi città acconsentissero ad estrarre alcune sostanze dalla lavorazione (benzolo e toluolo) riutilizzabili in ambito militare per la produzione di esplosivi. Il suo impegno, malgrado la contrarietà di diverse aziende, tra cui quella milanese, sfociò in un Regio Decreto che rendeva obbligatoria tale pratica. Nel 1917 fu inviato in Svizzera dal Ministero della Guerra allo scopo di stringere accordi con aziende produttrici di munizioni. Nello stesso anno entrò a far parte, su incarico del medesimo ministero, della Commissione Benzolo Toulolo per la produzione di esplosivo TNT. L’anno successivo partecipò ai lavori della Commissione nazionale per il funzionamento dei gasometri.
Negli anni tra il 1920 e il 1925 fece parte della Commissione Nazionale Gas e di quella per l’utilizzo dei combustibili, poi della Commissione Suprema di Difesa. Nel 1922 venne nominato Commendatore dal Re, come riconoscimento per le sue attività.
Nel 1926 si iscrisse al Sindacato degli Ingegneri e successivamente al relativo Ordine professionale di Milano. Nel 1927 venne nominato membro della Confederazione Fascista dell’Industria; in quello stesso anno avviò una collaborazione col Politecnico di Milano per il quale tenne lezione al corso di specializzazione per Ingegneri gasisti e fu attento anche alla parte didattica del suo lavoro partecipando alla riedizione del Manuale dell’Ingegnere per quanto riguarda le parti riguardanti gas e luce.
Negli anni ‘30 fu Vicepresidente della Federazione Nazionale Fascista degli industriali del gas; rappresentante del Sindacato Nazionale Fascista degli Ingegneri nelle commissioni per gli esami di abilitazione professionale presso il Politecnico di Milano; componente del Comitato Termotecnico Italiano, della Commissione di conciliazione degli affitti su nomina del Prefetto di Milano, del Comitato acqua, luce e gas presso la Federazione Nazionale dei Fasci di combattimento e Consigliere del gruppo Ingegneri Chimici presso il Sindacato nazionale. Nel 1908 aveva partecipato alla riedizione del Manuale dell’Ingegnere per quanto riguarda le parti riguardanti gas e luce. A coronamento di questa brillante carriera nel 1935 fu nominato Grande Ufficiale della Corona d’Italia, una delle più alte onorificenze dello Stato italiano.
Nel 1938, quando vennero emanate le leggi razziali, Michelangelo aveva 71 anni. Egli presentò domanda di discriminazione. La lunga lettera e i tantissimi allegati che accompagnavano l’istanza riportando tutte le tappe della sua carriera erano la dimostrazione al contempo concreta e straziante di un percorso di crescita professionale e di emancipazione familiare tutta al servizio dello Stato. L’espulsione dal Politecnico e dall’Albo degli Ingegneri cancellarono un’intera vita professionale. La coppia non più giovane rimase sempre più isolata. Dopo l’8 settembre e l’occupazione nazifascista rimasero soli: Corrado, il figlio minore, si era trasferito in Svizzera presso l'École Polytechnique Fédérale di Losanna per poter continuare a studiare, il figlio maggiore, Arrigo, era riuscito a scappare in Svizzera già nell’ottobre del 1943[4] e la figlia Adele era nascosta in val Pellice insieme al marito[5]. “Che cosa volete che facciano a me che sono vecchio e che non ho mai fatto nulla di male?”[6] era solito ripetere Michelangelo ai famigliari che cercavano di convincerlo a lasciare l’Italia.
Il tentativo di fuga in Svizzera e l’arresto.
Michelangelo e Margherita nel novembre del 1943 decisero di sfollare nella casa che avevano a Maggio, in Valsassina, in modo da tenersi lontani dai bombardamenti su Milano. L’8 dicembre i coniugi furono avvertiti che i carabinieri il giorno successivo li avrebbero cercati per arrestarli[7]. Michelangelo e la moglie decisero di allontanarsi dalla propria abitazione e, grazie ad una loro conoscenza, furono ospitati presso l’abitazione della famiglia Cima a Lecco dove trascorsero quattro giorni e quattro notti.
Il 13 dicembre Michelangelo e Margherita si misero in viaggio in direzione della Valtellina. Si fermarono presso l’albergo Petrogalli a Tirano ma qui vennero arrestati il giorno stesso dell’arrivo[8]. La Milizia Confinaria li condusse presso la caserma dei militi di Madonna di Tirano dove restarono fino al 17 dicembre quando vennero trasferiti presso il carcere della Pretura di Tirano dove rimasero fino al 4 gennaio del 1944. Perquisiti, furono privati di tutti i loro beni: oggetti vari, gioielli e denaro vennero confiscati[9]. Ai primi di gennaio, dopo l’ennesimo trasferimento, i coniugi si trovavano a Como, presso la caserma Montesanto. Il 5 gennaio del 1944 Michelangelo scrisse al Questore di Como: “[…] Nell’età di oltre 76 anni di salute cagionevole che abbisogna di cure giornaliere dalla propria moglie in assenza figlioli e di altri familiari, chiede di essere libero di uscire da questo luogo, fissando provvisoriamente il suo domicilio in un albergo di questa città, salvo di ritornare a casa a Maggio, non appena fosse concessa la libertà anche alla propria moglie, indisposta, pronta ad esser sottoposta a visita medica se necessario. Si permette far rilevare che la moglie stessa è pratica delle cure necessarie al proprio marito e del regime alimentare cui deve esser sottoposto, avendo già da anni dispensato questo compito.[…]”[10].
La deportazione e la morte ad Auschwitz
Il 17 gennaio Michelangelo, ormai ultrasettantenne, venne rilasciato secondo le disposizioni repubblicane dell’epoca[11]. Margherita, al contrario, che di anni ne aveva 65, venne trasferita presso il campo di concentramento di Fossoli. A Como Michelangelo fu accolto presso la casa di Salute Valduce perché affetto da bronchite, come comunicò Suor Santina Venoli il 23 gennaio alla Questura. Qui restò soltanto qualche giorno dato che il 29 venne portato via da funzionari della Questura per essere trasferito in giornata a Milano[12]. Nel carcere di San Vittore Michelangelo passò soltanto una notte: il giorno successivo venne deportato ad Auschwitz con il convoglio n. 24 partito dal binario 21 il 30 gennaio 1944 ed arrivato ad Auschwitz il 6 febbraio. In una lettera indirizzata al figlio Arrigo, una donna che viaggiò sullo stesso convoglio scrisse: “[…] Per tutto questo indescrivibile viaggio eravamo nello stesso vagone […] e perciò la certezza con cui posso affermare di riconoscere l’ingegnere nella fotografia. […] Mi ricordo bene che lui mi parlava dei figli e del fatto che erano in Svizzera”[13]. Sono le parole di Lisa Dresner Epstein che nel 1947 rilasciò una testimonianza: “[…] conobbi la domenica del 30 gennaio 1944 alla stazione di Milano il sig. Ing. Michelangelo Böhm, che è stato caricato nello stesso carro-bestiame e stetti con lui per tutta la durata del viaggio e cioè fino al 6 febbraio 1944 quando il convoglio arrivò ad Auschwitz. Durante il viaggio ebbi occasione di parlargli più volte e mi raccontava particolari della sua famiglia.[…] Arrivata ad Auschwitz, fummo divisi in due gruppi, uno di donne e bambini, l’altro di uomini. Del gruppo degli uomini,[ …] sono stati scelti circa un centinaio di giovani sani che subito si incamminarono a piedi per destinazione a me allora ignota. I rimanenti uomini, fra i quali ,,, vidi l’Ing. Böhm, furono caricati su un camion insieme alle donne e ai bambini […]. I camion erano diretti verso il campo di lavoro di Birkenau e lo oltrepassavano nella direzione del crematorio[14]. Il 6 febbraio Michelangelo venne considerato non abile al lavoro e immediatamente selezionato per le camere a gas.
Margherita, internata a Fossoli, presentò, il 6 febbraio, istanza di liberazione dal campo perché la sua salute continuava a peggiorare. In una nota della Direzione del Campo di Fossoli indirizzata alla Questura di Como, si legge: “La soprascritta [ …] ha presentato istanza, correlata da certificato medico redatto dal sanitario del campo stesso, intesa ad ottenere, date le sue condizioni di salute menomate, la liberazione e quindi ricongiungersi con il marito, Böhm Michelangelo, ebreo [ …] che, per aver superato gli anni 70 di età, a dire della moglie, non fu arrestato ed internato. La Luzzatto [ …] affetta da enterocolite cronica, ptosi renale destro e deperimento organico, è stata ricoverata alcuni giorni all’Ospedale Civile di Carpi e le attuali sue condizioni di salute non consentono di sopportare effettivamente il regime disagiato di questo Campo di concentramento […][15]”.
In quegli stessi giorni Margherita venne a sapere, non si sa per quale via, che il marito era stato di nuovo arrestato, scriveva infatti il 2 febbraio a Luisa Colombo, crocerossina che aveva conosciuto durante la detenzione a Como: “Cara signorina ho saputo ieri che mio marito è stato ripreso a Como e mandato a Milano, lo sa? E non si potrà far nulla? Ciò avvenne, pare, in seguito a nuove disposizioni”[16]. Un disperato tentativo di intervenire su quanto era accaduto a Como dove lei non era più e una notizia terribile per lei che sperava che almeno il marito fosse ancora libero.
L’istanza di scarcerazione non venne accolta e il 22 febbraio Margherita venne deportata da Fossoli ad Auschwitz con il convoglio n. 27. Stella Valabrega, che si trovava sullo stesso convoglio, nel 1947 dichiarò: “[…] Dopo quattro giorni di viaggio ininterrotto il 26 febbraio 1944 il convoglio giunse ad Auschwitz ed ivi delle donne pervenute vennero formati due gruppi: l’uno comprendenti tutte le donne di giovane età [ …] composto di 29 persone fra cui la sottoscritta, l’altro comprendente tutte le altre donne anziane con più di 45 ed i bambini, […] fra le quali si trovava la signora Luzzatto Margherita in Böhm. Il primo gruppo venne avviato in campo di lavoro, ed il secondo gruppo di donne anziane, tra le quali si trovava la signora Luzzatto Margherita in Böhm, vene avviato verso un fabbricato esistente nella località, che seppi successivamente essere destinato all’annientamento mediante gas degli ebrei che vi venivano introdotti”[17].
Con convogli e in giorni diversi, Michelangelo e Margherita giunsero ad Auschwitz dove entrambi trovarono la morte il giorno stesso del loro arrivo.
Maria Grazia Villaggio e Alessandra Minerbi
Archivi consultati:
- Archivio Centrale dello Stato, Roma;
- Archivio di Stato, Como;
- Archivio di Stato, Milano;
- Archivio Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano;
- Archivio Storico San Paolo, Fondo EGELI;
- Archivio Federale svizzero, Berna;
- Archivio Privato Famiglia Terracini.
Note:
[1] Memorie di Adele Terracini Böhm, Archivio privato famiglia Terracini
[2] Istanza di discriminazione presentata da Michelangelo Böhm, 6 dicembre 1938, ACS, MI, Demorazza (1938-1943), b. 31, fasc. 2791 Böhm Michelangelo.
[3] Memorie di Adele Terracini Böhm, Archivio privato famiglia Terracini
[4] Archivio Federale Berna, Dossier N 15000 - 15999, https://www.recherche.bar.admin.ch/recherche/#/it/archivio/unita/5170802?q=arrigo%20 boehm.
Consultato il 15 giugno 2025.
[5] C. Ricci, Stone Oven House: da rifugio partigiano a casa per artisti Un luogo di arte e memoria a Rorà, nella Val Pellice, Rivista Savej,18 giugno 2025, https://rivistasavej.it/lung/2025/stone-oven-house-da-rifugio-partigiano-a-casa-per-artisti,
Consultato il 30 giugno 2025;
[6] Note di Nora Böhm, ACDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie I, b. 3, fasc. 72, Böhm Michelangelo.
[7] Cronistoria degli avvenimenti relativi alla deportazione di Böhm MIchelangelo e Margherita Luzzatto, CDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie I, b. 3 , fasc. 72_Böhm Michelangelo;
[8] Cronistoria degli avvenimenti relativi alla deportazione di Böhm MIchelangelo e Margherita Luzzatto, ACDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie I, b. 3, fasc. 72 Böhm Michelangelo.
[9] Comunicazione da parte della Questura di Sondrio al Comando della Tenenza dei Carabinieri di Tirano, 20 dicembre 1943, ASCo, Fondo Questura, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 639, f. Luzzatto Margherita.
[10] Lettera di Michelangelo Böhm al Questore di Como, 6 gennaio 1944, ASCo, Fondo Questura, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 642, fasc. Böhm Michelangelo.
[11] Il 30 novembre 1943 il ministro dell’Interno della RSI Guido Buffarini Guidi emanò l’ordine di polizia n. 5 che prevedeva l’arresto e l’internamento in campi di concentramento di tutti gli ebrei. Il 10 dicembre 1943, il capo della polizia dispose che gli ebrei italiani “malati gravi” e ultrasettantenni così come gli ebrei aventi un genitore o coniuge classificati come “ARIANI” fossero esentati dagli arresti. Tali disposizioni avevano il solo obiettivo di “stabilire una gradualità nell’invio ai campi di concentramento”.
[12] Nota della Casa di Salute Suore Infermiere di Como, 1 febbraio 1944, ASCo, Fondo Questura, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 642, fasc. Böhm.
[13] Lettera di Lisa Dresner Epstein ad Arrigo Böhm, 14 agosto 1947, ACDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie I, b. 3, fasc. 72 Böhm.
[14] Testimonianza giurata di Lisa Epstein, ACDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie I, b. 3, fasc. 72 Böhm.
[15] Istanza di liberazione dal Campo di concentramento di Fossoli per Margherita Luzzatto 6 febbraio 1944, ASCo, Fondo Questura, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 639, fasc. Böhm Michelangelo.
[16] R. Marchesi, Como ultima uscita. Storie di ebrei nel capoluogo lariano 1943-1944, Nodo Libri, Como, 2004, p. 56
[17]Testimonianza giurata di Stella Valabrega 7 marzo 1947, ACDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie I, b. 3, fasc.72 Böhm.
Documenti
Istanza di discriminazione presentata da Michelangelo Böhm, 6 dicembre 1938, ACS, MI, Demorazza (1938-1943), b. 31, fasc. 2791 Böhm Michelangelo.
Richiesta di liberazione al Questore da parte di Michelangelo Böhm, incarcerato a Como insieme alla moglie Margherita Luzzatto, 6 gennaio 1944, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 639, fasc. Böhm Michelangelo.
Comunicazione della Questura di Sondrio al Comando della Tenenza dei Carabinieri di Tirano in cui si informa dell’avvenuto arresto dei coniugi Böhm-Luzzatto in data 14 dicembre 1943, 20 dicembre 1943, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 642, fasc. Luzzatto Margherita.



