Pietre d'inciampo Milano - Biografia

Beatrice Ottolenghi

Beatrice Ottolenghi Archivio privato Massimo Vesentini.

Beatrice Ottolenghi


Nata il 06/09/1900 a Venezia
Arrestata a frontiera italo svizzera il 20/01/1944

Motivo dell'arresto: persecuzione razziale


Anno di posa della pietra: 2022
Detenzione: Como
Deportazione: Fossoli, Auschwitz
Trasporto: 37 (partito da Fossoli il 05/04/1944, arrivato a Auschwitz il 10/04/1944)

Pietra in Via Francesco Hayez, 19
Richiesta da Massimo Vesentini

Beatrice Ottolenghi nacque a Venezia nel 1900. Negli anni Venti si trasferì a Milano, dove visse fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. L'intensificarsi dei bombardamenti sulla città la spinse a sfollare in provincia di Como. Fermata dalla Guardia di finanza, Beatrice fu arrestata e deportata ad Auschwitz.

“Chiesti chiarimenti alla signorina, questa, dopo varie insistenze, finiva per confessare che effettivamente la carta d'identità era falsificata, e dava ai militari le sue vere generalità. La sconosciuta veniva identificata per: Bice Ottolenghi fu Moise e di Ermenegilda Camerino, nata a Venezia il 6/9/1900 domiciliata a Milano in via Francesco Hayez N°19 - casalinga, appartenente alla razza ebraica”.

Verbale di arresto di Beatrice Ottolenghi, 22 gennaio 1944, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 643, fasc.: “Ottolenghi Beatrice”.

Beatrice Ottolenghi (a sinistra) e la sorella Maria. Archivio privato Massimo Vesentini

Beatrice Ottolenghi

Beatrice, detta Bice, era la primogenita di Moisè ed Ermenegilda Camerino. Era nata a Venezia il 6 settembre 1900; il fratello Achille nacque nel 1902 e la sorella Maria nel 1906.

La famiglia viveva a Venezia, dove Moisè era proprietario di un negozio di antiquariato in Piazzetta dei Leoncini. La vicinanza al fronte durante la Grande guerra fu probabilmente tra le ragioni che portarono la famiglia a spostarsi prima a Milano e in seguito a Sanremo, dove Moisè Ottolenghi, da tempo in cattiva salute, morì nel 1921.

Nel 1926 le tre donne della famiglia raggiunsero a Milano Achille, che si era stabilito in città l’anno precedente per lavorare come avvocato[1]. Nel 1938 Beatrice viveva ancora con la madre e la sorella, si occupava della casa mentre Maria lavorava presso la casa editrice Rizzoli.

Nel 1942 lo stabile di via Hayez fu colpito durante un’incursione aerea e Beatrice, Maria e Achille trovarono riparo in una casa presa in affitto nei pressi di Erba.

Nel dicembre 1943 Achille e Maria riuscirono a raggiungere la Svizzera, mentre Beatrice rimase sola in Italia. Come riferì nel verbale di arresto: “Risiedevo a Milano in Via Hayez n. 19 e la mia casa è stata sinistrata e sono sfollata ad Erba. I miei fratelli sono andati in Svizzera; io sono rimasta in Italia per accudire agli affari della famiglia e custodire la casa”[2]
L’arresto e la deportazione

Con l’intensificarsi dei bombardamenti su Milano e gli arresti continui Beatrice decise di raggiungere i fratelli in Svizzera. La ricostruzione dei passaggi successivi la si evince dal suo verbale di interrogatorio redatto dopo l’arresto. Beatrice qui non parla apertamente della volontà di andare in Svizzera, ma solo di allontanarsi da Milano sperando di spendere meno e di correre meno rischi: “Sono venuta a Pellio per prendere in affitto una camera, anche fuori dal paese e rimanervi nascosta. [...]. Ho noleggiato una macchina a Como perché ho saputo che per viaggiare sui battelli e sulle corriere occorre il permesso. [...] Sono venuta a Pellio perché avevo quasi esaurite le mie sostanze e speravo di poter vivere con poco affittando una stanza modesta».[3]

Lungo il tragitto verso Pellio Beatrice incontrò una donna del luogo, indicata nei documenti come Enrichetta Rainoldi, che le chiese un passaggio. Le due donne non si conoscevano. Mentre si dirigevano verso l’abitazione di Enrichetta, le due donne furono fermate da una pattuglia di finanzieri: la presenza di Beatrice, che non sembrava essere del luogo, aveva attirato la loro attenzione.

Alla richiesta di mostrare i documenti, Beatrice esibì una carta d’identità rilasciata dal Comune di Otranto e intestata a Beatrice Orlandi. Mentre Beatrice cercava di nascondere una busta in una tasca, i militari vi lessero scritto a matita «Ottolenghi Bice». Dopo ripetute domande, Beatrice rivelò le proprie generalità.[4]

In caserma le due donne furono interrogate separatamente e le loro dichiarazioni risultarono coincidenti. Enrichetta dichiarò infatti: “Io non ho mai visto la signorina prima di oggi; ho acconsentito che venisse a casa mia, solo in seguito alle insistenti preghiere della medesima. Non avevamo pattuito nessun compenso per l'ospitalità che le davo, perché prima dovevo interrogare mio marito ed avere da esso il permesso”[5].

Il giorno successivo la casa di Enrichetta venne sottoposta a una minuziosa perquisizione e fu controllata anche la sua corrispondenza. Le autorità cercavano elementi che dimostrassero un rapporto precedente tra le due donne o l’esistenza di una rete di favoreggiamento. Non ne trovarono. Enrichetta venne rilasciata, mentre Beatrice rimase in stato di fermo.

Il 22 gennaio 1944 il fermo effettuato due giorni prima venne trasformato in arresto «in applicazione delle disposizioni in vigore». I beni che Beatrice portava con sé furono sequestrati e consegnati ai Carabinieri di Lanzo Intelvi perché fossero messi a disposizione del Prefetto di Como.

L’arresto di Beatrice non chiuse le indagini. Le autorità cercarono di accertare se qualcuno l’avesse aiutata “Poiché, per quanto attendibile possa essere la versione data dalla Signorina Ottolenghi, rimane la presunzione assoluta che essa volesse espatriare, attualmente questo Comando continua le indagini per accertare le responsabilità di eventuali favoreggiatori.[6]

Beatrice fu condotta prima nel carcere di Como e successivamente trasferita a San Vittore. Da Milano venne internata nel campo di Fossoli. Il 5 aprile 1944 fu deportata ad Auschwitz-Birkenau con il convoglio numero 37, che arrivò il 10 aprile.

Data e luogo della sua morte rimangono ignoti.

Archivi consultati:
  • Archivio di Stato, Como
  • Archivio di Stato, Milano
  • Archivio Federale Svizzero, Berna
  • Archivio Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano
  • Yad Vashem. The World Holocaust Remembrance Center

Note:
[1] Cittadella degli Archivi del Comune di Milano, Fondo Censimento Israeliti, b. 49, f. Ottolenghi

ASMi, Fondo Prefettura, Gabinetto, II Serie, pratiche ebrei, fascicoli personali, b. 6, Fasc. “Camerino Ermenegilda”.

[2]  Verbale di interrogatorio di Beatrice Ottolenghi, 20 gennaio 1944, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 643, fasc.: “Ottolenghi Beatrice”.

[3] Ibidem

[4] Ibidem

[5] Processo verbale di interrogatorio a Enrichetta Rainoldi, 20 gennaio 1944, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 643, fasc.: “Ottolenghi Beatrice”.

[6] Ibidem




Documenti
Il 20 gennaio Beatrice Ottolenghi venne fermata da una pattuglia della Guardia di finanza a Pellio Intelvi, in provincia di Como. Bice si trovava in compagnia di una donna del luogo, Enrichetta Rainoldi, alla quale aveva chiesto ospitalità per qualche giorno. Dopo pochi istanti, i militari si resero conto che il documento esibito da Bice era falso e decisero di condurre le due donne in caserma per sottoporle a interrogatorio. Processo verbale di interrogatorio a Enrichetta Rainoldi, 20 gennaio 1944, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 643, fasc.: “Ottolenghi Beatrice”.
Verbale della Guardia di Finanza di Pellio Intelvi relativo all’avvenuto arresto di Beatrice Ottolenghi, 22 gennaio 1944, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 643, fasc.: “Ottolenghi Beatrice”.
Verbale della Guardia di Finanza di Pellio Intelvi relativo alla perquisizione dell’abitazione della signora Enrichetta Rainoldi in Pasoli fermata il 21 gennaio 1944 insieme a Beatrice Ottolenghi, ASCo, Questura di Como, Cittadini di origine ebraica e confische ai loro danni, b. 643, fasc.: “Ottolenghi Beatrice”.
I beni e la somma di denaro in possesso di Beatrice Ottolenghi al momento dell’arresto furono sottratti dalla Guardia di Finanza e successivamente confiscati dal Prefetto di Como in seguito al decreto del 30 dicembre 1944. Il 13 aprile 1945 vennero presi in consegna dall’Istituto di Credito Fondiario della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde di Milano. Dopo la fine della guerra i beni non vennero mai reclamati e nel 1951 furono inviati a Roma dove venivano concentrati tutti i valori non restituiti.
Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo (ASI-CAR), Fondo Egeli, cart, 24, fasc. 2: “Ottolenghi Bice”.