Pietre d'inciampo Milano - Famiglia

Famiglia De Benedetti Reinach

Pietra in Via Aristide De Togni 10
Richiesta da Etta De Benedetti

Su concessione del Ministero della Cultura – Pinacoteca di Brera – Biblioteca Braidense, Milano, Ernesto Reinach, fotografato da Emilio Sommariva il 6 aprile 1936 a Milano. Biblioteca Nazionale Braidense, fondo Sommariva, SOM. D. ls. I. 377.

Ernesto Reinach



Motivo dell'arresto: persecuzione razziale

Su concessione del Ministero della Cultura – Pinacoteca di Brera – Biblioteca Braidense, Milano, Etta Reinach, fotografata da Emilio Sommariva a Milano nel giugno 1928. Biblioteca Nazionale Braidense, fondo Sommariva, SOM. E. ls. I. 3028.

Etta De Benedetti Reinach



Motivo dell'arresto: persecuzione razziale

Ugo De Benedetti (© Yad-Vashem-Archive)

Ugo De Benedetti



Motivo dell'arresto: persecuzione razziale

Piero De Benedetti (©Yad Vashem Archive)

Piero De Benedetti



Motivo dell'arresto: persecuzione razziale

Pietra in Via Aristide De Togni 10
Richiesta da Etta De Benedetti

In sintesi

Ernesto Reinach, pioniere dei lubrificanti industriali, fu figura di spicco nei circuiti economici e politici della Milano e dell’Italia del tempo. Il matrimonio della figlia Etta con Ugo De Benedetti rappresentava il sodalizio di due famiglie di origine ebraica perfettamente integrate nell'élite di inizio Novecento, protagoniste della vita sociale e politica. Affari, legami e riconoscimenti sparirono di fronte all’emanazione delle leggi razziali, aprendo una frattura insanabile. Solo un giovane della famiglia riuscì a sfuggire alla deportazione, ritrovandosi orfano alla fine della guerra.

Vi prego di voler fermare i valori patrimoniali dell’Ebreo Reinach. Reinach venne da me evacuato il 6 dicembre 1943”.
Comunicazione di Theodor Emil Saevecke alla Prefettura di Milano, 22 maggio 1944, ASMi, Fondo Prefettura di Milano, Gabinetto II serie, pratiche ebrei, confische, b. 16, fasc.: “Reinach Guido e Carlo”.

Pubblicità Lubrificanti Ernesto Reinach, aprile 1924 Catalogo ufficiale della Fiera Campionaria di Milano 1924, pagine 243-244. Archivio Storico Fondazione Fiera Milano. Immagine reperibile al seguente link: https://archiviostorico.fondazionefiera.it/oggetti/41581-pubblicita-lubrificanti-ernesto-reinach

Ernesto Reinach e l’attività imprenditoriale

Ernesto Reinach, figlio di Marco e Dolcina Valobra, nacque a Torino il 30 gennaio 1855 e visse gran parte della sua vita a Milano dove si svolse la sua carriera. Nel 1882 fondò la Società Anonima Ernesto Reinach Lubrificanti specializzata nella produzione di oli lubrificanti per uso industriale, un settore ancora poco sviluppato in Italia. Con la sua attività, riuscì a sottrarre parte del mercato alla dipendenza dai produttori stranieri[1]. Nel 1901 mise in commercio il suo prodotto più noto, il lubrificante Oleoblitz, che avrebbe accompagnato l’evoluzione dell’automobilismo negli anni successivi, i suoi prodotti vennero infatti utilizzati dalle principali case automobilistiche e da numerose industrie italiane, e ottennero un notevole successo anche all’estero. Reinach partecipò attivamente ai lavori di commissioni e organi direttivi, come quella istituita dal Touring Club Italiano[2],  impegnati nella progettazione e realizzazione delle prime strade riservate esclusivamente ai veicoli a motore. Il suo operato gli valse la nomina a Cavaliere del Lavoro il 25 ottobre del 1932[3].
La famiglia

Ernesto Reinach era sposato con Irma Pavia. Dalla loro unione erano nati sei figli, quattro femmine e due maschi. Maria Antonietta, detta Etta, nata nel 1904 era la più giovane e si sposò nel 1928 con Ugo De Benedetti, nato a Torino nel 1893. La coppia ebbe due figli: Piero nato il 5 ottobre 1929 e Giancarlo nato l’11 marzo del 1931. Ugo aveva partecipato alla Prima guerra mondiale col grado di tenente. Fu decorato con una medaglia di bronzo al valore militare e con la croce al merito di guerra[4]. Era avvocato e nel corso degli anni era diventato un punto di riferimento per gruppi industriali e bancari. Negli anni Venti, Ugo intraprese anche la carriera politica, diventando sindaco del Comune di Oliva Gessi, in provincia di Pavia. La legge n. 237 del 1926 prevedeva che la carica elettiva di sindaco fosse abolita e sostituita da quella di podestà. Ugo fu nominato podestà di un altro Comune della provincia, San Quirico[5]. I nominativi dei potenziali podestà venivano vagliati in base alla fedeltà dimostrata al regime: l'iscrizione al PNF di Ugo De Benedetti risale all’8 ottobre del 1925[6], conferma di una convinta adesione ai principi fascisti. Anche la  carriera imprenditoriale di Ernesto Reinach avvenne tutta all’interno del sistema di potere dominante.
Le leggi razziali

Il primo provvedimento discriminatorio che toccò la famiglia fu l’espulsione dalla scuola pubblica “Fratelli Ruffini” dei due figli di Ugo[7]. Sia i Reinach che i De Benedetti chiesero la discriminazione che venne accordata sia ad Ernesto[8], per meriti industriali, che a Ugo, per meriti militari, ed estesa a Etta, Piero e Giancarlo[9]. Ugo poté dunque continuare a esercitare la professione di avvocato presso il suo studio legale e venne inserito in un elenco aggiuntivo di avvocati autorizzati a patrocinare “[...] oltre che la clientela di razza ebraica, anche quella di razza ariana [...]”[10].

L’azienda di Reinach cambiò nome: a seguito di una delibera dell’Assemblea Straordinaria dei Soci tenutasi il 13 dicembre 1938, la denominazione della ragione sociale veniva modificata da Società Anonima Lubrificanti Ernesto Reinach Milano in Soc.-An.- Oleoblitz Lubrificanti perdendo il nome del suo fondatore[11].
Lo scoppio della guerra

Con lo scoppio i De Benedetti decisero di lasciare Milano, pericolosa per via dei bombardamneti. Nel 1941 Ugo ed Etta acquistarono un’ampia proprietà agricola a San Felice Del Benaco sulla riva occidentale del lago di Garda a pochi chilometri da Salò. Dal dicembre del 1942 fu quella la residenza di Etta e dei figli che il 7 dicembre furono censiti e inseriti nel “Registro degli sfollati” del Comune[12]. Ugo De Benedetti, il cui nome non compare nel registro, riuscì probabilmente a restare nel capoluogo lombardo ed esercitare la propria attività, quasi fino alla fine, spostandosi tra Milano e San Felice.
Le settimane successive all’armistizio

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 cinque dei sei figli di Reinach riuscirono a fuggire in Svizzera[13]. Ernesto, tuttavia, inizialmente esitò e questo indugio finì, molto probabilmente, per ritardare anche la partenza di Ugo, Etta e dei figli[14]. Ernesto Reinach, Ugo De Benedetti con Etta e Piero vennero tutti arrestati a Torriggia in provincia di Como il 13 ottobre 1943[15] e poi incarcerati a San Vittore. Il 6 dicembre 1943 furono condotti alla stazione Centrale di Milano e da lì deportati ad Auschwitz con il convoglio numero 12. Ernesto Reinach morì durante il viaggio il giorno successivo alla partenza[16] mentre di Etta, Ugo e Piero si perdono le tracce dopo il loro arrivo ad Auschwitz. Presumibilmente vennero immediatamente inviati alle camere a gas.
L’ingresso di Giancarlo De Benedetti in Svizzera

Grazie a un verbale di interrogatorio svolto in Svizzera, al quale era presente la zia Carla, è stato possibile ricostruire gli avvenimenti che hanno invece riguardato Giancarlo dopo l’arresto dei genitori, del fratello e del nonno: Il bambino riuscì a sfuggire alla deportazione perché, già dal mese di luglio, si trovava in collegio in provincia di Como. “A conoscenza dell'arresto dei genitori, il cognato Silvio Rota, residente a Caslino d'Erba, prelevò subito il figlio loro, tenendolo nascosto in casa, e per ultimo sempre nascosto, in un collegio sopra Stresa”[17]. A seguito del fermo dei genitori Giancarlo venne ricercato a più riprese. Alla fine del dicembre 1943, “lo zio [...] che lo teneva nascosto, per paura che venisse rintracciato, decise di farlo fuggire dall'Italia, Incaricò il signor Acuto (di Milano) che doveva condurrer [sic] il ragazzo fino a Como con treno. A Como venne consegnato ad una guardia di finanza italiana in divisa, che lo trasportò in bicicletta fino a Chiasso, e da dove lo fece sorpassare la rete”[18]. Trasferito all’ospedale della Beata Vergine di Mendrisio, Giancarlo venne sottoposto a controlli per sospetta tubercolosi, convinto che i genitori si trovassero rifugiati nelle vicinanze.
La confisca dei beni

Nel corso dei mesi successivi all’arresto i terreni, le proprietà a Milano e le tenute della famiglia vennero sottoposti a confisca da parte dello Stato che successivamente li consegnò all’amministrazione dell’Ente di gestione e liquidazione immobiliare istituito per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati. Nei verbali di confisca sono anche elencati gli oggetti, gli arredi, le opere d’arte, gli effetti personali, servizi da tavola, posate, bomboniere, gioielli, così come le medaglie e i riconoscimenti che Reinach aveva ricevuto nel corso della sua vita: tutto venne accuratamente inventariato per poi essere in parte conservato in alcuni locali delle tenute confiscate, in parte custodito altrove, oppure requisito dal Comando tedesco[19].

Il cospicuo patrimonio di Ernesto Reinach attirò l'interesse di Theodor Saevecke, comandante della Polizia e Servizio di Sicurezza in Lombardia durante l’occupazione. Il 22 maggio 1944 Saevecke inviò una lettera alla Prefettura di Milano fornendo informazioni dettagliate sui beni di Reinach e chiedendo esplicitamente che fossero “fermati i valori patrimoniali dell'Ebreo Reinach”. Saevecke inoltre sottolineò il fatto che Ernesto Reinach era stato da lui stesso “inserito nel provvedimento di evacuazione il 6 dicembre 1943”[20], espressione con la quale alludeva chiaramente al fatto che l’anziano era stato deportato. Egli firmò di suo pugno la comunicazione a testimonianza inconfutabile che egli non fu un mero esecutore ma diretto responsabile degli ordini di deportazione[21].

Alla fine della guerra, i membri della famiglia che erano sfuggiti alla deportazione riuscirono a recuperare solo una parte dei beni che lo Stato aveva loro sottratto. Fu presto evidente che molti oggetti erano spariti, a causa di razzie compiute da abitanti della zona o durante l’occupazione dell’abitazione da parte di altri inquilini[22]. La proprietà dei Reinach sita a Lanzo d’Intelvi venne occupata da altre famiglie che il 25 aprile 1945 vennero mandate via da un membro della famiglia Reinach che era riuscito a raggiungere la tenuta”[23]. Il fatto però che qualcuno fosse entrato nella tenuta rompendo i sigilli di alcuni locali precedentemente apposti rese impossibile poter rivendicare eventuali danni e ammanchi. Così la famiglia Reinach si ritrovò nella paradossale posizione di non poter chiedere un risarcimento per i danni subiti.
Maria Grazia Villaggio

Archivi consultati:
  • Archivio di Stato, Como
  • Archivio di Stato, Milano
  • Archivio Federale Svizzero, Berna
  • Archivio privato Famiglia De Benedetti
  • Fondazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, Roma

Note:

[1] M. Magini, L’Italia e il petrolio tra storia e cronologia, Milano, Edizioni Mondadori, 1977, p. 85.

[2] M. Moraglio e E. O’Loughlin, «1922: The Motorway from Milan to the Prealpine Lakes», in Driving Modernity: Technology, Experts, Politics, and Fascist Motorways, 1922-1943, New York-Oxford, Berghahn Books, 2017, pp. 41-64.

[3] Numero brevetto 942 del 25.10.1932, Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, fasc.: “Reinach Ernesto”, cart. 5, b. CLXIII.

[4] Comunicazione della Prefettura di Milano, 15 aprile 1939, ASMi, Prefettura di Milano, Gabinetto, II serie, pratiche ebrei, fascicoli personali, b. 10, fasc.: “De Benedetti Ugo”.

[5] Ibidem.

[6] Comunicazione della Legione territoriale dei Carabinieri reali di Milano, 28 dicembre 1938, ASMi, Prefettura di Milano, Gabinetto, II serie, pratiche ebrei, fascicoli personali, b. 10, fasc.: “De Benedetti Ugo”.

[7] P. Baldi, E. Palumbo, G. Piazza (a cura di)I, Foto di classe senza ebrei Archivi scolastici e persecuzione a Milano (1938-1943), Biblion Edizioni, Milano, p. 238.

[8] Ernesto Reinach ottenne la discriminazione il 29 maggio 1940. Istanza di Ernesto Reinach per poter avere una seconda domestica a servizio, 18 marzo 1941, ASMi, Fondo Prefettura di Milano, Gabinetto II serie, pratiche ebrei, fascicoli personali, b. 39, fasc.: “Reinach Ernesto”.

[9] Ugo de Benedetti ottenne la discriminazione il 31 maggio 1939. Comunicazione dell’Ufficio Tecnico Erariale di Milano, 25 novembre 1939, ASMi, Fondo Prefettura di Milano, Gabinetto II serie, pratiche ebrei, fascicoli personali, b. 10, fasc.: “De Benedetti Ugo”.

[10] “Il Sindacato fascista degli avvocati e i professionisti di razza ebraica”, Corriere della Sera, 14 febbraio 1940.

[11] Comunicazione relativa all'Assemblea Straordinaria dei Soci della Società Anonima Lubrificanti Ernesto Reinach del 13 dicembre 1938, Archivio Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, fasc. 2415, “Fondo Registro Ditte, Ernesto Reinach Lubrificanti”.

[12] Registro degli Sfollati di San Felice del Benaco, Archivio Comunale del comune di San Felice del Benaco. I documenti sono presenti nella pubblicazione Etta da San Felice ad Auschwitz.

[13] Il figlio Carlo entrò in Svizzera il 17 settembre 1943, insieme alla moglie Estella e i figli Paolo e Aldo; qualche giorno più tardi, il 23 settembre, riuscì ad attraversare il confine la figlia Carla insieme alle figlie Paola Silvia e Giovanna Laria; il figlio Guido entrò in Svizzera il 10 ottobre 1943 da Roggiana-Chiasso mentre i figli Ernestina, Giorgio, Nicoletta e la moglie Renata riuscirono a raggiungerlo un mese dopo, il 15 novembre 1944. Elenco di nominativi di persone che riuscirono a raggiungere la Svizzera, 9 agosto 1945, AFS, ,segnatura E4264#1985/196#30528*, fasc.: “De Benedetti Carlo”.

[14] Intervista a Etta De Benedetti,figlia di Giancarlo De Benedetti.

[15] Verbale d’interrogatorio a Giancarlo De Benedetti, 7 gennaio 1944, AFS, ,segnatura E4264#1985/196#30528*, fasc.: “De Benedetti Carlo”.

[16]  Digital Library CDEC, “Persone” Ernesto Reinach https://digital-library.cdec.it/cdec-web/persone/detail/person-6436/reinach-ernesto.htm (Ultima consultazione 30 ottobre 20025).

[17] Verbale d’interrogatorio a Giancarlo De Benedetti, 7 gennaio 1944, AFS, segnatura E4264#1985/196#30528*, fasc.: “De Benedetti Carlo”.

[18] Ibidem.

[19] Documentazione relativa alla confisca dei beni appartenenti alla famiglia Reinach, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, fondo EGELI, cart. 103, fasc. 14 “Reinach Consorti”.

[20] Lettera di Theodor Saevecke alla Prefettura di Milano - IV 4 b-1135/43 An die Präfektur von Mailand, den 22 Mai 1944, 22 maggio 1944, ASMi, fondo Prefettura di Milano, Gabinetto II serie, pratiche ebrei, fascicoli personali, fasc. Reinach Guido e Carlo, b. 16.

[21] L. Borgomaneri, Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo, Roma, Datanews, 1997, p. 114.

[22] Intervista a Etta De Benedetti, figlia di Giancarlo De Benedetti.

[23] Comunicazione della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, sede Castiglione d’Intelvi, 27 luglio 1945, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, fondo EGELI, cart. 103, fasc. 14 “Reinach Consorti”.




Documenti
Resoconto dell’Assemblea Straordinaria dei Soci tenutasi in data 13 dicembre 1938 a seguito della quale venne modificata la denominazione della ragione sociale della Società Anonima Lubrificanti Ernesto Reinach eliminando il nome del suo fondatore, Archivio Storico Camera di Commercio di Milano, fasc. 245/1.
Resoconto dell’Assemblea Straordinaria dei Soci tenutasi il 30 agosto 1945 durante la quale venne deliberato di ripristinare il nome di Ernesto Reinach nella denominazione della ragione sociale, Archivio Storico Camera di Commercio di Milano, fasc. 245/1.
Traduzione della lettera di Theodor Saevecke alla Prefettura di Milano in cui si fa riferimento al fatto che Ernesto Reinach è stato “evacuato” ossia deportato verso Auschwitz - IV 4 b-1135/43 An die Präfektur von Mailand, den 22 Mai 1944, 22 maggio 1944, Archivio privato eredi De Benedetti.
Verbale d’interrogatorio del 7 gennaio 1944 di Giancarlo De Benedetti che, aiutato dallo zio, riuscì a raggiungere la Svizzera alla fine del dicembre 1943 a seguito dell’arresto dei genitori, del fratello e del nonno. Venne in seguito ricoverato presso l’ospedale Beata Vergine di Mendrisio per sospetta tubercolosi. AFS, segnatura E4264#1985/196#30528*, fasc.: “De Benedetti Carlo”.