Famiglia Piperno Sinigaglia
Pietra in Via Bizzoni, 7
Richiesta da Aldo Sinigallia
Livia Piperno Sinigallia
Nata il 24/06/1906 a MilanoArrestata a Tirano (SO) il 15/12/1943
Morta a Dachau il 30/12/1944
Motivo dell'arresto: persecuzione razziale
Rambaldo Piperno
Nato il 08/09/1930 a MilanoArrestato a Tirano (SO) il 15/12/1943
Morto a Auschwitz
Motivo dell'arresto: persecuzione razziale
Pietra in Via Bizzoni, 7
Richiesta da Aldo Sinigallia
In sintesi
«La disposizione del governo repubblicano relativa all'arresto ed alla confisca dei beni degli appartenenti alla razza ebraica è stata, in Valtellina, immediatamente attuata. Quattordici giudei, che fino a ieri avevano impunemente risieduto fra noi, sono stati tolti di circolazione e privati della loro proprietà. Oltre a questi, però, altri provenienti da vicine provincie, con lo scopo più che evidente di espatriare clandestinamente in territorio Svizzero, sono caduti nella pania».
«Numerosi ebrei arrestati mentre tentavano di sconfinare. Il sequestro dei beni per un rilevante valore», Il popolo Valtellinese, 16 dicembre 1943.

Rapporto del Prefetto di Sondrio, Rino Parenti, nel quale si informa che l’11 dicembre 1943 alcuni “fuggiaschi” erano stati fermati nel tentativo di trasferirsi clandestinamente in Svizzera, 14 dicembre 1944. ACS, MI, DGPS, DGR, Ufficio Internati, serie - E/C e E/I, ebrei in campi di concentramento e in località di internamento, b. 22, fasc. 497: “Piperno Rambaldo di Odorico”
1938 - Trasferimento a Scanzorosciate
Dal censimento dei cittadini ebrei del 1938 risulta che nel giugno dello stesso anno la famiglia si era trasferita a Scanzorosciate, in provincia di Bergamo[1], probabilmente per ragioni legate al lavoro di Odorico che svolgeva la professione di impiegato; non si sa in quale settore lavorasse[2]. Nel novembre del 1941 la famiglia fece ritorno a Milano dove presumibilmente rimase fino alle settimane successive all’8 settembre 1943.
Dicembre 1943 - Il tentativo di fuga in Svizzera
Il 30 novembre 1943 venne emanato l’ordine di polizia n. 5, con il quale venivano disposti l’arresto di tutti gli ebrei, il loro internamento in appositi campi di concentramento e il sequestro dei loro beni. I Piperno, come molti altri, tentarono di raggiungere la Svizzera; a metà dicembre 1943 la famiglia si trovava a Tirano. In un rapporto del 14 dicembre 1943 il prefetto di Sondrio, Rino Parenti, informava la Prefettura di Milano che l'11 dicembre undici fuggiaschi erano stati «fermati in questa Provincia ove erano presumibilmente per trasferirsi clandestinamente in Svizzera allo scopo di sottrarsi all'applicazione delle recenti disposizioni di internamento»[3]. Il documento proseguiva precisando che: «In data odierna è stato disposto che i detti israeliti siano tradotti a Milano ove quella Questura, opportunamente interessata, provvederà ad internarli»[4]. In quell’occasione, insieme ai Piperno, furono fermati anche altri cittadini ebrei che, come loro, tentavano di fuggire. Fra questi figuravano la madre di Odorico, Valentina Benedetti, e il fratello Aldrato. È probabile che l'arresto simultaneo di un gruppo così numeroso, che coinvolgeva ben tre nuclei famigliari, sia stato reso possibile da una delazione[5]. Contrariamente a quanto riferito dal Prefetto Parenti nel rapporto dell’11 dicembre i fuggiaschi fermati non vennero effettivamente affidati alla questura di Milano ma, una volta arrestati, furono tradotti nelle Carceri Giudiziarie dove rimasero a disposizione dell'autorità tedesca in attesa della deportazione che per la maggior parte di loro avrebbe significato l'eliminazione fisica.
I Piperno rimasero detenuti a San Vittore per alcune settimane. Il 30 gennaio 1944 Odorico, Livia, i figli Renzo e Rambaldo, insieme a Valentina Benedetti e ad Aldrato, furono deportati con il convoglio 24 ad Auschwitz dove arrivarono il 6 febbraio.
Di tutti i componenti della famiglia Piperno-Sinigaglia, arrestati e deportati tra il 1943 e il 1944, nessuno fece ritorno. L’intero nucleo familiare fu sterminato. Le notizie sul loro destino dopo l'arrivo ad Auschwitz sono frammentarie. È molto probabile che i bambini Renzo e Rambaldo siano stati uccisi nelle camere a gas subito dopo la selezione, insieme alla nonna Valentina Benedetti.
- Archivio Centrale dello Stato, Roma
- Archivio di Stato Milano
- Archivio di Stato, Sondrio
- Archivio Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano
- Archivio Storico Intesa Sanpaolo
- Yad Vashem. The World Holocaust Remembrance Center
[2] Tessera Confederazione Fascista dei lavoratori dell’industria di Odorico Piperno, ACDEC, Fondo Vicissitudini dei singoli, Serie II , b. 20, fasc. “Sorani Silvio”.
[3] Rapporto del Prefetto di Sondrio Rino Parenti, 14 dicembre 1943, ACS, MI, DGPS, DGR, Ufficio Internati, serie - E/C e E/I, ebrei in campi di concentramento e in località di internamento, b. 22, fasc. 497: “Piperno Rambaldo di Odorico”.
[4] Ibidem.
[5] M. Franzinelli, Delatori: spie e confidenti anonimi, l’arma segreta del regime fascista, Oscar Mondadori, Milano 2002, p. 176.



