Otto Popper
Otto Popper
Nato il 06/10/1915 a Vienna (Austria)
Arrestato a Milano il 24/01/1944
Morto a Linz il 25/10/1944
Motivo dell'arresto: persecuzione politica
Anno di posa della pietra: 2018
Detenzione: S. Vittore
Deportazione: Fossoli, Bolzano, Mauthausen, Linz
Trasporto: 73 (partito da Bolzano il 05/08/1944, arrivato a Mauthausen il 07/08/1944)

“Ora sono solo. L'ultimo degli amici il piú nobile il piú generoso, quello che tutto chiedeva 'per gli altri e nulla per sé, che spartiva ogni giorno il suo pane e la sua zuppa, che illuminava con la sua infinita bontà le tenebre di questo campo, si è spento [..]. Domani sarà buttato, nudo, con un numero appeso al piede, nella carretta dei morti, sarà portato lassù per esserví distrutto, perché nulla piú resti di lui. Ma le fiamme non potranno distruggere il suo spirito, che è salito ben piú in alto del colle di Mauthausen e che rimarrà vivo e splendente a guidarci nel cammino che ci resta ancora da compiere”.
E. Fergnani, Un uomo e tre numeri, Milano, Edizioni Unicopli, 2020, pp. 266-267.

Nel maggio del 1945 su L’Azione del Popolo venne pubblicato un articolo di Andrea Dello Siesto, che nel 1944 era stato imprigionato a San Vittore. Durante la detenzione conobbe Otto Popper e, dopo la guerra, volle ricordarne la solidarietà e la bontà. A. Dello Siesto, Articolo di giornale: L’angelo di San Vittore, in L’Azione del Popolo, 26 maggio 1945. Visualizza il pdf
La vita a Vienna e il trasferimento in Italia
Otto Popper nacque a Vienna il 6 ottobre 1915 da Ottokar, dirigente, e Maria Li(e)ntschnik. Dopo essersi diplomato a Vienna si laureò nel 1938 in Giurisprudenza[1]. Si trasferì in Italia nel 1940[2]. Era sposato con Ariane Dufaux e dalla loro unione era nato Michele. In Italia Otto aveva consolidato un’attività imprenditoriale di import-export nel campo tessile, viaggiando spesso tra Milano e Biella[3]. Proprio a Biella, per motivi di lavoro, aveva conosciuto Giuseppe Speroni[4], un dirigente della Olivetti, con il quale avrebbe creato un fraterno legame di amicizia destinato a rivelarsi determinante negli anni a venire.
L’arresto e la detenzione a S. Vittore
Nel gennaio 1944 Popper si trovava a Milano. Qui venne arrestato per poi essere condotto a San Vittore,[5]. A oggi, non è possibile stabilire quali siano state con certezza le ragioni dell’arresto.
Dal carcere, grazie a una rete di comunicazione clandestina fatta di contatti più o meno sicuri, Popper riuscì a stabilire e mantenere un legame con i propri cari. Il 24 gennaio 1944 l’amico Speroni gli fece recapitare un biglietto: “Siamo tutti angosciati perché nulla sappiamo sul tuo conto. Ci è di grande conforto unicamente la speranza che si tratti di cosa lieve e che presto ti si possa riabbracciare.”[6] A fornire le prime possibili spiegazioni sulle ragioni dell’arresto fu lo stesso Popper qualche giorno più tardi: “Carissimi amici, giorni fa ho ricevuto il vostro affettuoso biglietto, sono commosso della vostra fedeltà e bontà. Il primo biglietto che vi ho mandato è stato laconico perché non sapevo se potevo fidarmi del messaggero. Non avevo poi tutti i torti[7] [...] Arrestato dietro denuncia (partita secondo certi indizi da un ignoto della trattoria[8]) e inoltre sospettato di essere ebreo, fui incarcerato nel raggio degli ebrei. Dopo un giorno s’accorsero dello errore [sic] ed in seguito fui trasferito al primo raggio dei politici. Dopo qualche giorno ebbi il primo interrogatorio”. [...] Come vedete è difficile dire “perché” io mi trovi qua. Comunque potrei uscire la prossima settimana [...] come anche tra qualche mese. Speriamo in bene [...]”[9].
Popper iniziò comunque a dare istruzioni all’amico per svolgere alcune commissioni urgenti[10]. Amici e parenti gestirono i suoi affari di lavoro e le finanze, aggiornandolo costantemente sulle novità; si presero cura della moglie Ariane e lo supportarono inviandogli qualsiasi bene potesse rendere più confortevole la sua permanenza in carcere.
L’incarico di interprete all’interno del carcere
A San Vittore Otto, di madrelingua tedesca, fu incaricato di lavorare come interprete: “Come novità per me c’è che adesso sono uno dei 3 interpreti delle SS [...] C’è soltanto la mia paura di avere trovato una sistemazione un po a lungo”.[11] Tale mansione gli permise di avere dei vantaggi e di entrare a diretto contatto con i carcerati che da lui furono aiutati. Riceveva regolarmente dei pacchi contenenti cibo, lettere, biglietti, vestiario, sigarette che distribuiva ai compagni. Spesso inoltrava richieste per i detenuti, premurandosi sempre di ricompensare i messaggeri che si rendevano disponibili o coloro che si stavano prendendo cura della moglie.
“Amore mio [...] - scriveva alla moglie - mi dispiace infinitamente di non poterti essere vicino quando dovrai soffrire ma spero che sarà più facile della prima volta e che non ho dubbi che il nuovo venuto sarà così bravo da ricompensarti di tutto. Io stesso provo un gran gioia pensando a chi sta arrivando. Hai preparato il corredo o sarà Michele a prestarlo? Raccontami un pò di più del nostro piccolo tesoro [...][12]. Tutti i giorni aspetto con attesa la grande notizia e spero che non abbiamo fatto dei calcoli sbagliati. C’è sempre lo stesso medico dell’altra volta? [...] Bisogna che tu trovi immediatamente una “bambinaia” perché non voglio che tu ti stanchi inutilmente”.[13] Il 30 aprile 1944[14] la moglie Ariane diede alla luce Federico: “Con grande gioia ho appreso da te la lieta notizia. Sono tanto contento che tutto sia andato bene [...] ed aspetto con grande impazienza la prima descrizione del piccolo Federico che ti prego di abbracciare per me”[15]. Speroni gli scrisse: “[...] Immagino che vorrai festeggiare l’evento con i tuoi compagni: mi affretto perciò a mandarti altre 3.000 lire insieme al pacchetto di leccornie datomi da Ariane”[16].
La posizione di Otto Popper a San Vittore si aggrava
Popper fu sottoposto a vari interrogatori nel corso dei quali le cause del suo arresto emersero con maggiore chiarezza. Gli si chiedevano spiegazioni riguardo a rapporti di amicizia e di lavoro con persone considerate vicine alla resistenza, legami che venivano interpretati come indizi di un’attività cospirativa in qualità di partigiano o, quantomeno, di “favoreggiamento dei partigiani”[17]. Se inizialmente la sua posizione non sembrava lasciare presagire una possibile deportazione la situazione mutò gradualmente: ”La mia posizione ufficiale qui si è indebolita inquantochè hanno messo al Comando un interprete ufficiale dell’Albergo Regina ed io sono diventato solo una specie di studente. Vedo, sento e posso fare molto di meno. [...] Questa misura non è un fatto personale contro di me, ma la logica conseguenza di un considerevole rafforzamento del controllo dei detenuti che si è effettuata nell’ultimo tempo. [...] la mia “indispensabilità” diventa discutibile”[18]. Il non essere più considerato “indispensabile” faceva temere la partenza[19] “[...] mi posso nuovamente trovare dinanzi al solito dilemma. La nostra speranza è che non faranno più in tempo a portarci in Germania e che, nel peggiore dei casi, ci fermeremo, come i nostri predecessori, al campo vicino a Modena”[20].
La deportazione: da San Vittore a Linz III
Il 9 giugno 1944 Popper venne trasferito a Fossoli[21]. Poco prima di lasciare San Vittore, Otto scrisse all’amico Speroni: “Pochi minuti mi rimangono per salutarti e ringraziarti ancora una volta. Partenza per Fossoli. [...] La partenza non m’impressiona poiché ho la certezza che tutto finirà presto. Guarda che Ariane non si preoccupi. [...] Salutatemi tutti i carissimi amici. [...] Vengono già a portarmi via, poiché non posso camminare.[22]. Il viaggio per Fossoli durò 12 ore. Otto era immobilizzato a causa del dolore a una gamba.. A Speroni scrisse il 20 giugno: “Abbiamo fatto un viaggio peggio del bestiame senza acqua, senza posto per i bisogni, con poca aria e un caldo infernale”[23]. Lo stesso giorno si rivolse alla moglie cercando di rassicurarla: “Dopo un viaggio impossibile, sono finalmente arrivato qui e mi hanno subito trasportato all’infermeria, dove mi trovo ancora ora. La mia gamba va un pò meglio e ogni tanto posso osare fare qualche passo, anche se ciò è abbastanza stancante. [...] Il campo è abbastanza vasto, ci sono una ventina di baracche con circa 150 persone in ognuna e non sembra che ci si stia così male. Tutti sono d'accordo che ci si trovi meglio che a Milano, soprattutto, se hai dei soldi. Ho ritrovato tutti i miei vecchi amici e ne sono stato molto contento. Mi hanno viziato portandomi ogni tipo di cosa da mangiare. [...] E molto probabile che un giorno ci trasferiscono in Germania [...] ma vista la mia condizione, è probabile che rinunciano a farmi fare questo viaggio di piacere. Comunque sia sono delle cose che non mi preoccupano più eccessivamente e se la fine del cammino che dobbiamo ancora percorrere, sia un pochino più o meno duro, non importa, poiché siamo fermamente convinti che è la fine e ... Avrò la gioia immensa di ritrovarti, mio tesoro [...] Che felicità avere tutta la famiglia insieme.”[24]. Otto a Fossoli rimase quasi esclusivamente in infermeria dove fu necessario che gli ingessassero la gamba[25]. Nel corso delle settimane la maggior parte dei prigionieri presenti al suo arrivo era già stata deportata: “5 luglio [...] Il campo si è quindi svuotato e siamo rimasti in ca.400. Se la scelta di quelli partiti è stata fatta a caso o con criterio non si può dire. Fatto sta che sono ancora qui e che ogni giorno diminuisce la possibilità di arrivare in Germania. Vedremo se riesco ad evitarlo. Per ora non c’è l’aria di partenza ma l’ordine può naturalmente venire, d’un momento all’altro da Verona[26]. Otto venne trasferito prima a Bolzano e poi da qui venne deportato a Mauthausen il 5 agosto, con il trasporto 73. Dopo la registrazione[27] e un periodo di quarantena, ai primi di settembre, Popper venne trasferito nel campo satellite di Linz III.
La vita all’interno del campo
Destinato al blocco 10 fu impiegato come aiuto scrivano: redigeva le liste dei prigionieri malati, si occupava delle assegnazioni ai vari lavori e dei trasferimenti ad altre baracche o ad altri campi. Tale mansione gli permise di usufruire di alcuni vantaggi che, almeno inizialmente, furono essenziali per la sopravvivenza all'interno del Lager: poteva infatti muoversi più liberamente nel campo, avere maggiori razioni di cibo e uno spazio separato dagli altri prigionieri dove dormire[28]. Popper sfruttò tale posizione aiutando gli altri prigionieri ogni qual volta ne avesse la possibilità, condividendo il cibo con chi ne aveva più necessità e organizzando la loro assegnazione a ‘comandi di lavoro’ migliori e più sicuri[29]. Pur essendogli stato assegnato un lavoro che lo poneva in una posizione privilegiata, non approfittò mai del suo ruolo, come avrebbe poi raccontato l’amico Fergnani: “D'altra parte Popper si farà mandare nel distaccamento peggiore del campo piuttosto che alzare la mano su un prigioniero o rivolgergli un ordine bruscamente. I suoi ordini sono dati sempre in forma di preghiera o di invito cortese. «Faccia presto, la prego», ho udito dire più volte in francese, in tedesco, in italiano a chi, secondo le regole del campo, non avrebbe dovuto rivolgere neppure la parola ma usare soltanto il bastone”[30]. Circa due settimane dopo l’arrivo a Linz III, il 16 settembre, anche Fergnani fu trasferito nello stesso campo: “Mi affaccio alla finestra. Un avvocato italiano che ha già avuto notizia del mio arrivo al campo desidera vedermi. È aiuto scrivano [...] Dietro i vetri di una finestra vedo l'amico intento a scrivere, col capo lievemente inclinato. Egli alza gli occhi, mi vede e in un attimo siamo l'uno nelle braccia dell'altro”[31].
La morte di Otto Popper
A Linz la salute di Popper peggiorò rapidamente. Il 18 ottobre 1944 Popper stesso confidò per la prima volta all’amico di stare male. “[...] il mio amico non era sulla soglia della sua baracca ad aspettarmi come di consueto. Era nell'interno, seduto accanto alla finestra. Appena mi vide si alzò e dopo alcuni minuti apparve sulla soglia dell'uscio facendomi cenno di andargli incontro. Il suo perenne luminoso sorriso era spento. Per scendere dal gradino appoggiò una mano sulla mia spalla, pesantemente. Fece alcuni passi e con un indimenticabile accento di tristezza mi disse: «Sono malato. Ad ogni passo sento un colpo qui, nello stomaco, come se qualcuno mi sferrasse un pugno. Ho le gambe gonfie, pesanti e una sete inestinguibile”[32]. Fergnani cercò più volte di convincerlo ad andare immediatamente in infermeria ma Otto volle rimandare quella decisione perché sapeva che, molto probabilmente, non ne sarebbe uscito più se non da morto[33]. Il giorno dopo fu necessario ricoverarlo. Aveva la nefrite e l'edema alla gamba si era esteso. Chiedeva continuamente da bere ma gli venne proibita qualsiasi bevanda se non qualche cucchiaio di latte. Gli amici lo andarono a trovare ogni sera. La situazione si aggravò di giorno in giorno fino a quando il 24 contrasse anche la polmonite: “[...] Appena lo vidi perdetti ogni speranza. Poté pronunciare solo queste parole ‘Ti ho aspettato tanto. Avevo bisogno di parlarti’. [...] Uscì subito dall’infermeria nel timore che egli potesse scorgere le lacrime che non potevo più trattenere. Ritornai da lui più tardi. Non mi riconobbe più. [..]. Spirò il giorno successivo: il 25 ottobre alle ore 13.10 precise”[34].
L’11 gennaio 1945 in un biglietto indirizzato alla famiglia di Popper a Biella dal Comando della polizia tedesca di Torino si comunicava che il 25 ottobre 1944 Otto Popper era morto a causa di un bombardamento anglo-americano[35]. La comunicazione, tuttavia, non raggiunse i destinatari[36]. A ritirare il biglietto fu Speroni che appresa la notizia, scrisse al padre di Ariane pregandolo di riferire lui stesso l’accaduto alla figlia[37].
- Archivio di Stato, Milano
- Archivio privato famiglia Popper
- ITS Digital Archive, Arolsen Archives
[1] Katharina Kniefacz e Herbert Posch, Otto Michael Popper, Universität Wien, https://gedenkbuch.univie.ac.at/en/person/otto-michael-popper, consultato il 5 agosto 2025.
[2] Carta di soggiorno per stranieri in Italia di Otto Popper. A Vienna avrebbe fatto ritorno ancora due volte: la prima nell’ottobre 1941 per circa una settimana vivendo con la madre; la seconda dal 30 giugno all’8 luglio 1942 due mesi dopo la morte del padre avvenuta il 22 aprile 1942. Katharina Kniefacz e Herbert Posch, Otto Michael Popper, Universität Wien, https://gedenkbuch.univie.ac.at/en/person/otto-michael-popper, consultato il 5 agosto 2025.
[3] E. Fergnani, Un uomo e tre numeri, Milano, Edizioni Unicopli, 2020, pp. 14-15.
[4] Giuseppe Speroni era nato il 18 aprile 1904 a Ponte Lambro, a poca distanza da Como. Era sposato con Armida Taveggia. Lavorava a Biella per la Olivetti come dirigente Nei mesi dell’occupazione nazista, doveva mantenere i contatti tra la fabbrica di Ivrea e il Comando Tedesco a Milano per fornire aggiornamenti sul rendimento della produzione di macchine contabili e da scrivere, produzione che doveva essere messa costantemente a dispozione dei nazisti. Archivio privato eredi di Giuseppe Speroni.
[5] La data di arresto non è certa perché consultando il registro dei detenuti di S. Vittore, è indicata la sola data di uscita. Dalla corrispondenza che Popper riuscì a scambiare con gli amici e la moglie, si evince che l'arresto sia avvenuto nella prima metà di gennaio del 1944. A S. Vittore fu registrato con la matricola 1139. Libro matricola del nuovo S. Vittore. Reparto SS tedesche dall’11.3 al 22.6.1944, ASMi, Fondo Carceri Giudiziarie di Milano, Registro 235.
[6] Biglietto scritto da Giuseppe Speroni e l’amico Gigi a Otto Popper, 24 gennaio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[7] Biglietto di Otto Popper a Giuseppe Speroni, 30 gennaio 1944, Archivio privato eredi Speroni. Ci volle del tempo per capire di chi fidarsi o meno.
[8] La trattoria a cui fa riferimento, secondo la documentazione reperita, era un luogo di ritrovo quotidiano dove gli amici e colleghi si incontravano per il pranzo.
[9] Biglietto di Otto Popper a Giuseppe Speroni, 30 gennaio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[10] Popper chiese agli amici di occuparsi di alcune questioni urgenti come il rinnovo del passaporto entro il successivo 6 febbraio, aggiornare i creditori e gestire il proprio conto corrente. Biglietto di Otto Popper a Giuseppe Speroni, 30 gennaio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[11] Biglietto di Otto Popper da S. Vittore a Giuseppe Speroni, Archivio privato eredi Speroni.
[12] Lettera non datata di Otto Popper alla moglie Ariane dal carcere di S. Vittore, Archivio privato eredi Speroni.
[13] Ibidem
[14] Annotazione di Giuseppe Speroni in calce a uno scritto di Ariane a Otto, 29 aprile 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[15] Biglietto di Otto Popper da S. Vittore a Giuseppe Speroni, 3 maggio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[16] Lettera di Giuseppe Speroni a Otto Popper, 2 maggio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[17] Biglietto di Otto Popper da S. Vittore a Giuseppe Speroni, 3 maggio 1944, Archivio privato eredi Speroni. Biglietto non datato del socio Gigi a Otto Popper, Archivio privato eredi Speroni.
[18] Biglietto di Otto Popper da San Vittore a Giuseppe Speroni, 17 maggio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[19] Dalle sue parole traspare la stanchezza e disperazione tanto da indurre lui, e i compagni più fidati, a pianificare la fuga da San Vittore. Ma tale decisione avrebbe dovuto essere ben ponderata perché troppo rischiosa nel metterla in atto dato che avrebbe messo in pericolo amici e parenti. Popper propone all’amico Giuseppe la possibilità di organizzare una fuga, chiedendo consiglio a lui e degli amici. La possibilità di fuggire sarebbe stata presa in considerazione solo se, con assoluta certezza, fosse stato predisposto il trasferimento di Otto. Inizialmente gli amici gli consigliarono di aspettare ancora ma, dalla corrispondenza reperita, gli stessi amici, nelle settimane a seguire si impegnarono per mettere in pratica l’idea. Tuttavia, nessun tentativo venne poi messo in atto. Biglietto di Otto Popper da San Vittore a Giuseppe Speroni, 17 maggio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[20] Biglietto di Otto Popper da San Vittore a Giuseppe Speroni, 17 maggio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[21] Libro matricola del nuovo S. Vittore. Reparto SS tedesche dal’11. 3 al 22.6.1944, ASMi, Fondo Carceri Giudiziarie di Milano, Registro 235.
[22] Lettera di Otto Popper da San Vittore a Giuseppe Speroni, 9 giugno 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[23] Lettera di Otto Popper da Fossoli a Giuseppe Speroni, 20 giugno 1944, Archivio privato, eredi Speroni.
[24] Lettera di Otto Popper alla moglie Ariane da Fossoli, 20 giugno 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[25] Lettera di Otto Popper da Fossoli a Giuseppe Speroni, 5 luglio 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[26] Ibidem.
[27] All’arrivo a Mauthausen ricevette la matricola 82482, venne registrato con la professione di traduttore, sotto la categoria Schutz.
[28] E. Fergnani, Un uomo e tre numeri, Milano, Edizioni Unicopli, 2020, pp. 12-13.
[29] Non era raro che nel campo alcuni capoblocco non si facessero remore nel mostrare le loro perversioni. Enea Fergnani in Un uomo e tre numeri riporta l’esempio di un professore berlinese che, con false promesse di una migliore condizione di vita all’interno del campo e la concessione di favori come la dispensa da lavori pesanti, avvicinava giovani ragazzi per sottometterli al proprio volere. In uno di questi casi, Popper riuscì a rimanere al proprio blocco di provenienza un diciannovenne italiano che era stato adocchiato dal berlinese. E. Fergnani, Un uomo e tre numeri, Milano, Edizioni Unicopli, 2020, p. 256.
[30] E. Fergnani, Un uomo e tre numeri, Milano, Edizioni Unicopli, 2020, p. 162.
[31] Ivi, p. 246.
[32] Ivi, p. 264.
[33] Lettera di Enea Fergnani ad Ariane Dufaux, 27 giugno 1945, Archivio privato eredi Speroni. Lo stesso Fergnani era stato avvisato da Popper quando si erano rivisti settimane prima a Linz che entrare all’interno di un’infermeria per una malattia grave non ne sarebbe uscito vivo. “Ora che siamo tra la vita e la morte bisogna pensarci. All'infermeria ci sono parecchi malati italiani e non si può far niente per loro. Manca tutto. I medici fanno inutilmente richieste di medicinali. Da Mauthausen mandano solo della carta per fasciare le piaghe e degli unguenti. Quando visiterai l'infermeria [...] tutti crediamo di non potere vedere nulla di più orribile di ciò che abbiamo visto, eppure ogni giorno ripetiamo la stessa frase e ogni giorno vediamo nuovi orrori”: E. Fergnani, Un uomo e tre numeri, Milano, Edizioni Unicopli, 2020, p. 247.
[34] Lettera di Enea Fergnani ad Ariane Dufaux, 29 giugno 1945, Archivio privato eredi Speroni.
[35] Biglietto del Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des sd in Italien Gruppe Oberitalien-West. AussenKommando TURIN (Comandante della polizia di sicurezza e del servizio di sicurezza in Italia. Comando decentrato di Torino). 11 gennaio 1945, Archivio privato eredi Speroni.
[36] In una lettera datata 11 novembre 1944 Ariane comunicava a Speroni di essere rientrata in Svizzera il precedente 18 settembre. Chiese all’amico se avesse notizie di Otto avvisandolo di aver chiesto l’aiuto di un conoscente della Croce Rossa per avere informazioni sul marito. Non sa ancora che Otto è morto il 25 ottobre. Lettera di Ariane Dufaux a Giuseppe Speroni, 11 novembre 1944, Archivio privato eredi Speroni.
[37] Lettera di Giuseppe Speroni al padre di Ariane, 30 gennaio 1944, Archivio privato eredi Speroni.


